RECENSIONE - "L’ossessione della felicità” di Evelyn Miller

Titolo: L’ossessione della felicità
Autore: Evelyn Miller
Editore: Self-publishing
Genere: romanzo di formazione, rosa
Prezzo ebook: 0,99 cent (Amazon)   
Data pubblicazione: 7 ottobre 2018
Serie: auto conclusivo
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«Perché? Perché continui a ferirmi? Ricordo benissimo quel tuo sguardo…  e non posso sopportarne il peso, mi fa troppo male, non lo capisci?  Non posso sopportare che tu cerchi in me qualcosa che non esiste più, che rimanga deluso dal fatto che sono così… tu ami una parte di me – una versione di me? – scomparsa. Ma io sono qua. Io esisto in questo tempo e sono diversa da com’ero prima. Puoi accettarlo? Dimmelo! Puoi amare questa nuova versione di me? No, non puoi, lo so… come potresti accontentarti del riflesso della felicità?»


Allie Finch ha appena iniziato a lavorare nel campo dell’organizzazione degli eventi, gestendo direttamente la sezione Wedding Planning in una piccola agenzia di Londra. La sua vita, però, è stravolta da Ian Allen, un ventottenne con l’animo d’artista e un’ossessione che lo tormenta. Tra di loro sembra esserci stato qualcosa: ma è proprio così? Un mistero aleggia nella loro routine di lavoro e svago. La giovane donna, razionale e organizzata, è riluttante a parlare dei suoi sentimenti nei confronti di Ian e a stare dietro alle sue continue follie che coinvolgono anche il fratello Ryan e la sua coinquilina Karen con la quale Allie divide un appartamento. Il segreto che li unisce si svela mano mano, capitolo dopo capitolo, ondeggiando tra verità e invenzione. Ian è convinto che loro siano legati da un filo rosso del destino e quindi destinati ad amarsi. Allie si rifiuta di credere a queste romanticherie sebbene, lei stessa, in passato abbia avuto degli strani e inspiegabili déjà vu. Martha e George Bowen – due signori che incrociano la loro strada – affermano di essere dei destinati, proprio come loro, poiché in ogni vita si sono amati e ricercati. Così Ian cerca di convincere Allie a seguirlo in quei luoghi che gli sono apparsi nei sogni, o ricordi, dove loro, in una vita precedente, sarebbero già stati. Alla fine, Allie, esausta per le continue insistenze e volendo porre fine a quella storia, accetta di seguirlo in Italia. A Milano Allie prenderà la decisione di allontanarsi da lui e dalla sua ossessione; ma qualcosa di terribile, forze che entrambi non possono combattere, aleggia su di loro. Questa è una storia d’amore e non amore, che racconta la realtà e l’incredibile. 

«Caro, credo che ti serviranno questi», afferma porgendogli dei fazzoletti. «Il sangue. Sai, non vorrei che ti macchiassi la maglietta.»
«Che significa che sapete quello che sto passando? Quale sangue?», dice alzando il tono di voce.
Lui si tasta la bocca: il sangue è colato dal naso fino al suo labbro superiore. 
«Quel sangue, ragazzo. Non dovevamo incontrarci e parlare di questo.» Lei gli stringe la mano in modo comprensivo. «Siamo dei destinati come te.» 




Buongiorno lettori, oggi vi parlerò della mia ultima lettura e precisamente di “L’ossessione della felicità” di Evelyn Miller. Un romanzo che l’autrice stessa definisce “romanzo di formazione, del genere rosa” .
Parto subito dalla cover, che sembra anonima, ma leggendo la storia si capisce perché il nome dell’autrice appare proprio sulla nuca della donna rappresentata.
Neppure dalla quarta di copertina si riesce a comprendere molto. Evelyn Miller ha riportato una bellissima citazione di Platone e ha indicato uno stralcio del romanzo, ma cosa nasconde o di cosa parla la sua opera?
Ian è un ragazzo di ventotto anni, un pittore che attraverso i colori e le sue opere tenta di afferrare dei ricordi particolari, immagini che spesso sogna. La tela gli permette di “bloccare” le sensazioni, le emozioni che ha vissuto un tempo e in particolare quella felicità che non gli appartiene più e che vuole rivivere a ogni costo. Per lui questa ricerca è diventata quasi un’ossessione. Ma chi lo ha reso tanto felice?
Allie, una wedding planner, è la giovane donna alla quale Ian è rimasto legato per diverso tempo. Si conoscono sin dai tempi della scuola. È lei la musa, l’artefice della felicità del pittore, cosa che la ragazza non accetta. O meglio, le sembra assurdo che lui sia così assillato da un qualcosa che non potrà più ottenere.
Di tempo ne è trascorso, lei è cambiata e vorrebbe che Ian lo comprendesse. L’unica cosa che l’uomo riesce a ottenere con la sua caparbietà, purtroppo, è il suo allontanamento.
Al contempo lei non è in grado di stargli distante veramente: ci saranno sempre l’uno per l’altra.
Ian è disordinato, ha la testa fra le nuvole – come accade spesso agli artisti -, è un sognatore.
Allie è precisa, veste sempre in maniera impeccabile, è razionale e fissata per il lavoro.
Come potrebbero andare d’accordo due persone così diverse?
Eppure, Ian è convinto di una cosa, che ripete da anni ad Allie: come dice un’antica leggenda giapponese, c’è un filo rosso che unisce due anime e per quanti sforzi due persone possano fare per restare lontane, o qualora vivessero agli antipodi del mondo, prima o poi si uniranno perché sono destinate a stare insieme.
Il loro rapporto, tuttavia, è strano, particolare, ricco di scontri. Due come loro non saranno mai una coppia e di questo Allie è straconvinta. Anzi, per andare d’accordo, hanno bisogno di litigare!
L’attrazione che la ragazza prova per Ian si percepisce, nonostante lo allontani.
Cosa è accaduto realmente tra loro in passato?
È una domanda che nasce spontanea durante la lettura, ma ritengo che nel romanzo non  ne emerga la risposta: peccato, perché questo avrebbe aiutato a capire la motivazione di certi comportamenti.
Frasi, immagini, visioni… la realtà si mescola con la fantasia in questo romanzo particolare che a volte fa pensare di trovarsi di fronte a qualcosa di irreale, misto all’onirico.
La determinazione di Ian fa quasi tenerezza; la sua ricerca, quel desiderio di afferrare l’inafferrabile tocca le corde più delicate del lettore, tanto che mi sono chiesta a volte se non fosse folle.


Le anime sono sempre legate se la sorte ha deciso di destinare due persone: in questa o in un’altra vita, non importa. Tale è la convinzione di Ian, abituato a vivere in una dimensione tutta sua. Come far accettare questa convinzione alla chiusa Allie? Per lei esiste soltanto il lavoro, la responsabilità. L’amore ha fatto parte della sua vita tanto tempo addietro. A distanza di anni non si fida più della parte irrazionale del giovane, come è capitato in passato. Lei non si abbandona ai sentimenti, e questo per Ian è un grosso ostacolo da superare. Più Allie si mostra gelida, più lui si incaponisce perché sa cosa vuole, sa qual è il loro destino e nessuno può fuggire al fato.
Chi dei due ha ragione?
“L’amore fa paura, certo, ma privarsi dell’amore ancora di più”, questo è ciò che Ian vorrebbe gridarle di continuo.
Allie lo comprenderà? Archivierà le sue convinzioni?
In principio questo romanzo mi ha messo in confusione perché non riuscivo a capire i diversi aspetti complessi dei personaggi. Ho detestato Allie, così fredda, determinata a non capire le esigenze di Ian; per contro ho adorato l’amore incondizionato e quasi disperato che lui prova per la donna che ritiene sua da sempre e per sempre. Mi sono ritrovata a fare il tifo perché, da romantica quale sono, anche due tipi tanto differenti come i protagonisti meritano di vivere un sentimento come quello che in fondo aleggia ovunque. Di fondo è un costante “tira e molla”, che avrei preferito si concretizzasse in qualcosa di più.
Penso che questa sia una storia che mette a confronto il romanticismo con la logica. Per gli animi romantici tutto è possibile, c’è sempre speranza e ogni sogno si può realizzare; per quelli razionali tutto è un caso, una coincidenza, una pura somiglianza. Ian e Allie personificano questi due modi di vedere la vita o le esperienze, e ogni lettore può ritrovarsi schierato da una parte o dall’altra.
L’autrice, per aiutare a entrare nella storia, usa il punto di vista alternato, scritto al presente. Quando, invece, il protagonista della scena è un personaggio secondario, usa il punto di vista del narratore.
Il suo stile mi è piaciuto perché semplice, privo di parole ricercate o poco usate, rendendo quindi la lettura fruibile a tutti. Allo stesso tempo, ma questo può essere un mero gusto personale, la narrazione appare lenta, senza particolari picchi che accendino l’attenzione.
L’editing risulta molto curato anche se ho rilevato alcune imprecisioni: nell’ambientazione londinese ho trovato stridente fare riferimento a dettagli che riportano a usi o espressioni tipicamente italiani. Tuttavia, ritengo giusto precisare che nulla rende meno valido il lavoro dell’autrice.
La psicologia dei personaggi è ben studiata, così come è ben chiara la crescita e il cambiamento della protagonista femminile. Come ho già detto ho amato in modo particolare, invece, il protagonista maschile che è disposto a tutto, certo che l’amore esiste e vada cercato. Ciò nonostante, purtroppo, come romanzo rosa, il romanticismo (quei tocchi o vaghi cenni che fanno anche solo sospirare e sperare) manca. E non solo.
Il finale mi ha accarezzato il cuore per qualche istante prima di lasciarmi a bocca aperta e con un sorriso malinconico nelle ultime righe.
Nell’insieme, e questo è il motivo della mia valutazione, ho riscontrato in questo testo solo un romanzo di formazione, ben lontano dalle caratteristiche di un romanzo rosa e quindi mancante di qualcosa di fondamentale per come è stato presentato. Lo sconsiglio quindi agli amanti del rosa puro, mentre credo sia una lettura idonea a chi apprezza finali particolari.


Buona lettura!

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