RECENSIONE "Un cuore tuo malgrado" di Piero Sorrentino

Titolo: Un cuore tuo malgrado
Autore: Piero Sorrentino
Editore: Mondadori
Genere: Romanzo contemporaneo
Formato: ebook/cartaceo
Prezzo: 8,99  €/ 14,45  €
Data pubblicazione: 15 gennaio 2019
Protagonisti: Bianca, Dario, Margherita
Pagine:115

ORDER

Bianca è una giovane autista di autobus che ogni giorno, senza mai stancarsi di guardare in viso le persone, osservare il cielo, studiare i profili degli edifici, ripete percorsi noti, gli stessi che faceva suo padre quando lavorava nella medesima azienda. Una esistenza che scorre regolare fino a quando, una mattina, Bianca provoca un grave incidente, di cui lei stessa si troverà a scoprire l'entità un poco alla volta. Al suo fianco la sorella Margherita, che con quieta determinazione si impegna a proteggerla dai demoni del senso di colpa, provando a riportarla alla normalità. Nel tentativo di ristabilire un equilibrio, Bianca cerca un confronto con Dario Spatola, l'affermato fotografo rimasto coinvolto nell'incidente. Dopo un rifiuto iniziale, tra loro si tende un filo di comunicazione. Nel frattempo, da una cella della memoria in cui lo aveva congelato, riaffiora il ricordo della prima grande ferita della vita di Bianca, la morte del padre. Una seduta di fisioterapia dopo l'altra, la protagonista rimette in sesto il corpo e compie un ancor più faticoso allenamento dello sguardo e dell'anima, imparando a riconoscere il dolore e insieme l'amore che la circondano, al di là delle loro manifestazioni contraddittorie, fino a una inaspettata rivelazione che la costringerà a un confronto finalmente libero con il dolore di tutti.

Piero Sorrentino è nato nel 1978 a Napoli, dove vive. Suoi racconti sono stati pubblicati nelle antologie Voi siete qui e Il corpo e il sangue d’Italia (minimum fax), Niente. Scrive regolarmente su «Stilos» e «Nuovi Argomenti», e collabora con l'edizione campana del «Corriere della Sera» e col mensile «Giudizio Universale». È redattore della rivista «Nazione indiana». Suoi saggi, articoli e interventi sono usciti su «Vertigine», «I Miserabili», «CarmillaOnLine», «Belphegor».



Nuovo romanzo da recensire questa volta di un personaggio già famoso e alla ribalda che si mette alla prova con la scrittura di un romanzo. Si capisce perfettamente che è “uno del mestiere” cioè uno che sa come si scrive e che ha una cultura di supporto alla base. Il suo dottorato di ricerca in Studi Letterari si nota nella sua scrittura controllata e lineare, fredda e compassata, come la protagonista nella sua rigidità emotiva, ma esplode in ampi spazi di alta liricità.

“C’è stato uno scarto luminoso del giorno, l’agonia della luce dentro lampi lividi. Il cielo color tramonto è diventato bluastro, attraverso una manciata di linee d’ardesia, poi si è abbandonato nel disfacimento quieto e procede la fine e si è spento”

 Quello che si respira in tutto il romanzo è un clima inquieto, dolorante, di una sofferenza allucinata, muta e sorda che fa diventare la protagonista come un automa, che si muove tra reale e vissuto come se non avesse più corpo o sentimenti.
 Uno sguardo glaciale dentro di sé, distaccato, fiaccato dall’incredulità per quanto ha vissuto e vive, un volersi proteggere, per cercare una via al perdono per se stessa, per quel fatidico momento che le ha ucciso l’anima.
Bianca, parla in prima persona, filtra la realtà con questo senso doloroso di impotenza, di inanità contro l’ineluttabile, il non voluto. Non è descritta Bianca, come se fosse inconsistente, resa vacua, svuotata, sappiamo solo cosa indossa, come se fosse un corpo senza anima.
 Accanto a lei Margherita, sua sorella, l’amore colato, la soluzione, la chiave di volta che la fa sentire perdonata, pronta di nuovo a vivere quella vita, nonostante il carico che porta. Margherita con quel suo gesto d’amore puro, i ricordi, la sorellanza limpida che dona e ripara ciò che la vita ha incrinato o che gli uomini contribuiscono a distruggere con il loro rancore. Margherita che prende il dolore di Bianca e lo coccola, lo svuota, lo colma.
Bianca è così umana e fragile e Dario così duro e irrigidito, così vuoto e fragile anche lui, con gli occhi dalle venuzze arrossate che cammina nella vita ormai al buio.
 Sopravvissuti entrambi alla vita, alla sua arroganza, alla sua prepotenza, non saranno mai più gli stessi e non ci sarà mai un luogo o un momento in cui potranno dimenticare quel dolore.

“Siamo come due naufraghi, Bianca: che senso ha odiarci su una piccola zattera, quando la nave è già colata a picco dietro le nostre spalle, ed è rimasto solo un filo altissimo di fumo, in lontananza?”

Bianca non riesce a guardare più la vita nella sua globalità, ma studia i particolari, si àncora ad essi come per un bisogno di sentirsi ancora partecipe del reale, così nota dettagli insignificanti nella sostanza, che però rendono vivido al lettore il suo vivere dolorante, il suo stato catatonico.

“Un segno rosso lasciato dal cinturino troppo stretto dei sandali le attraversava la pelle sulla caviglia.”

La soluzione per il dolore arriva alla fine con l’accettazione dell’umanità dell’altro, quell’avere un cuore malgrado tutto, accompagnata dall’idea che alla fine dei giorni il perdono arriverà.

“ …, e in fondo siamo sempre la somma di tutto ciò che siamo e che avremmo potuto essere, il semplice abbozzo di una persona che alla fine non cambia se non nei dolori contro cui sbatte. Ma poi cambiare: che vuol dire? È troppo, per una sola vita che ti tocca in sorte.”

L’autore fa parlare in prima persona una donna e nel farla parlare la scopre, la dipinge nella sua nuda verità, nel suo sgomento davanti all’impotenza che si prova quando si è chiamati a superare le prove della vita, i suoi inattesi morsi famelici.

A chi può piacere questo romanzo? A chi ha voglia di riflettere e di entrare in quel dolore, forse per riconoscere il proprio, forse per farne parte empaticamente, per trovare la chiave del superamento. Un romanzo per riflettere, scritto con una scrittura veloce e piana che lascia i nervi scoperti e ti coinvolge nella sua freddezza di morte.
Buona lettura!

   

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