BLOGTOUR - "Lovesong" di Paola Garbarino

Titolo: Love Song
Autore: Paola Garbarino
Editore: Self-publishing
Pagine: 297
Genere: New Adult
Data pubblicazione: 6/10/18
Prezzo e-book: 2,99 euro
Prezzo cartaceo: 14,99 euro
Protagonisti: Maya e Ares
Serie: Autoconclusivo
Pagina autore

ORDER

Maya Parisi, scrittrice fantasy salita alla ribalta usando uno pseudonimo, è appena scappata da Londra e dalla storia sbagliata con un uomo sposato. In effetti, la fuga è ciò che le riesce meglio. L’ultima cosa che si aspetta, nel sonnacchioso paesino ligure in cui si è rifugiata per scrivere il suo nuovo romanzo, è innamorarsi dell’affascinante vicino di casa.
Gay.
È solo un altro dei suoi sbagli, un modo per non mettere davvero in gioco il proprio cuore, oppure è proprio quello stesso cuore ad avere ragione?
Un romanzo autoconclusivo, intenso e sensuale, dalla stessa autrice dei bestseller Amazon “Baby Don’t Cry”, “Strange Love - Per una sola notte” e “My bitter sweet symphony”, di “Non ricordo ma ti amo”, dell’intensa serie “Stars Saga” e dei fanta-romance “Il popolo dei Sogni” e “Il sangue degli Angeli”.
Buongiorno Chiacchierini e Librosi, abbiamo il piacere di ospitare la tappa del BlogTour per "Lovesong" di Paola Garbarino.
L'argomento della tappa è molto singolare, vi parleremo infatti de:


L'ORIGINE MITOLOGICA DEL NOME DEL PROTAGONISTA

“Ares?” ripetei. Era normale che due innamorati avessero dei soprannomi ma questo m’incuriosiva, non sembrava qualcosa tipo Pulce o Bambi ed ero sicura che non fosse nemmeno inglese.
“È il mio nome.”
“Come il tuo nome?”
“Avrai visto la targhetta sulla porta, no?”
“Ho visto che c’è un cognome italiano.”
“Arconti non è un cognome italiano, è greco, ma è scritto italianizzato, con la c e non con la k perché durante il Fascismo non si potevano avere cognomi stranieri. La famiglia di mio padre era greca e io ho un nome greco, ma sin da bambino l’ho latinizzato.”
Era tutto chiaro “Ares, il dio della Guerra: Marte, Marzio.”
“Già.”
“Ares è un nome molto bello.”
“Evoca subito troppa violenza.”
Evoca un dio virile, volevo dirgli “Tu mi sembri pacifico.”
“Credo che mio padre volesse infondermi combattività, forse sentiva che ne avrei avuto molto bisogno.”
Marzio non sbucò fuori nemmeno alle fiere del Libro.
Ogni tanto ricevevo foto da Alec e Jeremy ma nessun accenno né traccia di Marzio.
Al dio Ares, d’altronde, la Pace non piaceva, cosa mi ero aspettata? Anzi, non era nemmeno il dio della Guerra in senso generale, ma quello dei suoi aspetti più violenti, della sete di sangue.
Sembrava un ragazzo pacifico ma io sapevo quanto fuoco gli bruciava dentro.
Non mi avrebbe mai perdonata, nemmeno non avendogli fatto un torto di proposito.
Ares (in greco antico: Ἄρης, Árēs) nella religione greca è il figlio del dio Zeus e della dea Era.
Viene identificato tra i dodici Olimpi come il dio della Guerra in senso generale, ma si tratta di un’imprecisione: in realtà Ares è il dio degli aspetti più violenti della guerra e della lotta intesa come sete di sangue, mentre la sua sorellastra Atena è la dea della strategia militare e della sapienza.
Ares è un dio molto affascinante, con cui la dea Afrodite, dea della Bellezza, tradì il marito Efesto.
Per i Greci, Ares era un dio del quale diffidare sempre. Il suo luogo di nascita e la sua vera residenza si trovavano in Tracia, ai limiti estremi della Grecia, paese abitato da genti barbare e bellicose;e proprio in Tracia si ritirò dopo essere stato scoperto con Afrodite.
Ares si diverte e si esalta per gli scoppi di furia e violenza, più graditi da Ares se improvvisi e subdoli, delle atrocità connesse o no alla guerra (risse, barbarie, razzie…).
Fra i suoi animali sacri c'erano il cane, il cinghiale e l'avvoltoio.
La parola Ares fino all’epoca classica fu usata anche come aggettivo, col significato di: infuriato o bellicoso.
Pur essendo protagonista nelle vicende belliche, raramente Ares risultava vincitore. Era più frequente, invece, che si ritirasse dalla contesa, come quando combatté a fianco di Ettore contro Diomede, o nella mischia degli Dei sotto le mura di Troia: in entrambi i casi si rifugiò sull’Olimpo perché messo in seria difficoltà, direttamente o indirettamente, da Atena. Altre volte la sua furia brutale si trovò contrapposta e vanificata da eroi o semidei, per esempio dalla lucida astuzia e dalla forza di Eracle.
I Romani identificarono Ares con il dio Marte, che era un’antica divinità degli indoeuropei, la cui figura aveva però assunto in territorio italico caratteri diversi.
Ares aveva una quadriga trainata da quattro cavalli immortali dal respiro infuocato, legati al carro con finimenti d’oro. Tra tutti gli dèi si distingueva per l’armatura bronzea e luccicante, e in battaglia brandiva una lancia. I suoi uccelli sacri erano il barbagianni, il picchio, il gufo reale e, specialmente nel sud della Grecia, l’avvoltoio. Secondo le cronache degli Argonauti, gli uccelli di Ares, muovendosi come uno stormo e lasciando cadere piume appuntite come dardi, difendevano il tempio del dio costruito dalle Amazzoni, donne guerriere, su di un’isola vicina alla costa del Mar Nero.
Spesso Ares veniva rappresentato su pietra con il colore rosso sangue, simbolo degli atti feroci che si compiono in guerra.
Dalla sua relazione focosa con Afrodite nacquero due figli, Deimos e Fobos, che personificavano gli spiriti del terrore e della paura. Sorella e degna compagna del sanguinario Ares era Enio, dea degli spargimenti di sangue, Bia, la violenza; e Cratos, la forza bruta. Solitamente Ares scendeva in guerra accompagnato da Cidoimo (il demone del frastuono della battaglia), dai Makhai (spiriti della battaglia), dagli Hysminai (gli spiriti dell'omicidio), da Polemos (uno spirito della guerra minore) e dalla figlia di Polemos, Alalà, personificazione del grido di guerra dei Greci e il cui nome Ares decise di usare come proprio grido di guerra.
Uno dei miti più importanti riguardo ad Ares è quello che tratta del suo coinvolgimento nella fondazione della città di Tebe in Beozia. L’eroe Cadmo aveva ricevuto dall’Oracolo di Delfi l'ordine di seguire una vacca e fondare una città nel luogo dove si fosse fermata. L’animale si fermò presso una fonte custodita da un drago acquatico sacro ad Ares. Cadmo uccise il mostro e, su consiglio di Atena, ne seminò al suolo i denti: da questi nacquero istantaneamente dei guerrieri, gli Sparti che aiutarono Cadmo a fondare quella che sarebbe appunto diventata Tebe. Cadmo, prima di diventarne il re dovette però servire Ares per otto anni per espiare l’affronto fattogli uccidendo il drago, nonché sposare la figlia del dio e di Afrodite, Armonia, per appianare la discordia tra loro sorta.


Seguite tutte le tappe per scoprire tante cose interessanti su Lovesong

Buona lettura!


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