RECENSIONE - "La teoria del pettirosso" di Cristiano Pedrini

Titolo: LA TEORIA DEL PETTIROSSO
Autore: Cristiano Pedrini 
Editore: Youcanprint
Genere: Narrativa contemporanea
Formato: ebook/cartaceo
Prezzo:    2,99 € /   10,20   €
Data pubblicazione: 16 agosto 2017
Protagonisti: Ross Stuard e Nathan Collins
Pagine: 160
Serie: autoconclusivo
Pagina autore



Nathan è un giovane senzatetto. Ross è il direttore di una grande biblioteca che ama con tutto se stesso. Quando le loro strade s'incroceranno, Nathan sarà accusato di furto e Ross immediatamente attratto dalla vulnerabilità del ragazzo lo prenderà sotto la sua ala protettrice. Sentimenti nuovi e dolcissimi li sconvolgeranno entrambi come se fossero fatti di musica, una melodia simile a quella del violino che Nathan ama suonare, un ricordo, un prezioso cimelio del suo oscuro passato. Perché questo ragazzo nasconde qualcosa, un terribile segreto che rischierà di allontanare i loro cuori che ormai si stanno avvicinando sempre di più. Potrà l'amore redimere ogni errore? E potrà il destino ricongiungere quello che ha separato sanando antiche ferite?


Cristiano Pedrini
Classe 1972, lavoro dal 1998 in una biblioteca della provincia di Bergamo. Autore emergente dall’estate del 2014, dopo aver collaborato alla realizzazione di numerose iniziative culturali nel territorio dove risiedo, ho lasciato che la passione della scrittura, che mi accompagna fin dall’adolescenza si riprendesse il suo spazio naturale dopo una lunga pausa, di oltre venti anni: nell’estate del 2014 ho ripreso questo bellissimo viaggio alla scoperta di me.


Ben ritrovati cari lettori, oggi vi parlo de LA TEORIA DEL PETTIROSSO di Cristiano Pedrini, un romanzo assolutamente attuale che tratta, con estrema delicatezza, di temi ancora scottanti per la nostra società.

Ross è direttore di una biblioteca, trent’anni bella presenza, ma soprattutto un carattere esuberante e determinato, assolutamente dedito al suo lavoro al punto da non avere molta vita sociale al di fuori di esso.
Un giorno durante una comune giornata lavorativa, la routine viene sconvolta dall’addetto alla sicurezza che ferma un ragazzo per furto.
Nathan, questo è il nome del ragazzo, bello, giovane e con un carattere davvero pungente e particolarmente ostico nei confronti degli estrani, si trova a dover giustificare questo presunto furto, del quale risulta poi essere assolutamente innocente.
Ross non solo crede immediatamente nell’innocenza del giovane, che pare uno strano senzatetto, se da un lato indossa abiti logori e datati, dall’altra appare assolutamente colto e curato, e il direttore non rimane indenne al fascino che il giovane emana!

“Il ragazzo, indispettito da quell’insistente accusa, si chinò verso il suo zainetto nero e l’aprì, svuotandone i contenuto per terra…
Senza interrompersi si tolse anche il berretto di lana, poggiandolo sulla poltrona che aveva alle sue spalle. Dei folti capelli neri gli scesero sulla fronte facendo risaltare ancor di più il suo viso a punta. 
Ross fu colpito dai lineamenti così delicati di quel volto, modellati con fine semplicità e impreziositi dall’intenso verde degli occhi. Era come se sino ad allora qualcuno avesse coperto il volto del ragazzo con una benda, nascondendo così a chiunque lo guardasse la verità.”

Dopo un inizio abbastanza scontroso, in cui Nathan cerca di difendersi da eventuali delusioni, tra loro inizia piano piano a nascere qualcosa, di profondo, speciale e infinito.
Non è una mera questione fisica quella che c’è tra loro, è la lotta di un essere ferito e abbandonato da tutti che lotta per trovare un posto in un mondo che sembra non volerlo.
Ross ha paura di affezionarsi troppo a questo giovane ragazzo, al quale sente di dover dare una possibilità, ma è ben cosciente che il suo posto nel mondo probabilmente non sarà accanto a lui.
E sarà proprio il passato di Nathan a ritrovarlo e a farlo ripiombare nel buio dal quale era arrivato! 
Sarà proprio l’amore a porre i nostri protagonisti davanti a un bivio, nel quale dovranno capire se l’amore possa bastare a sé stesso e se siano disposti a rinunciare a tutto in suo nome.

Pedrini opta per uno stile semplice ma ben curato, sceglie di raccontare il romanzo in terza persona, intervallando con i pensieri dei personaggi.
Essendo un’amante dei romanzi lunghi, l’unico “difetto” che posso segnalare è che personalmente avrei voluto leggere molto di più dei protagonisti.
Un romanzo che non si può definire in altro modo che delicato, tratta temi come la scoperta dell’amore omosessuale e il rifiuto delle famiglie.
Racconta uno spaccato di vita assolutamente attuale, tristemente oserei dire, un giovane ragazzo costretto ad abbandonare quelle che dovrebbero essere le sue certezze per vivere nella strada, diventando un senzatetto pur di poter essere quello che desidera essere.
A volte, nella vita bisogna arrendersi e capire che ci sono battaglie che si possono vincere anche con l’aiuto di altre persone e questo è assolutamente decoroso, quello che ci insegna questo romanzo è che ognuno deve avere la possibilità di esprimersi come meglio crede, e che tutti abbiamo a volte bisogno di sostegno quando dobbiamo affermare chi siamo! Ma soprattutto che amare, e parlo di qualunque forma di amore, vuol anche dire fare un passo indietro per consentire la felicità dell’altro, nonostante questo possa provocarci sofferenza.


“«…. Era il giardiniere del college dove studiavo. Un giorno, mentre sistemava il roseto, trovò un piccolo passerotto che probabilmente era caduto dal nodo a causa di un violento temporale che era scoppiato la notte precedente. »
« E cosa fece?»
«Lo raccolse da terra e dopo aver cercato inutilmente il nido, lo portò nella baracca degli attrezzi. Con una scatola di cartone costruì una tana e per intere settimane si occupò dell’uccellino; gli diede da bere, gli procurò del cibo finché non si rimise in sesto.»
«Immagino che Joseph dovette lasciarlo libero dopo che riuscì a volare», disse Nathan.
……..«…. Sebbene avesse deciso di tenerlo con sé e curarlo, non voleva addomesticarlo, ma solo aiutarlo a guarire. Eppure Joseph non aveva considerato quanto gli sarebbe dispiaciuto salutarlo. Sai talvolta ci si affeziona senza rendersene conto.»
….. «Quel pettirosso sarei io?»”

Buona lettura!



Nessun commento:

Posta un commento