BLOG TOUR - Duologia: "La mia gara con te " e "La mia vita con te" di Sonia Gimor




Buongiorno Librose,
Sesta tappa del Blog Tuor della duologia di Sonia Gimor "La mia gara con te" e "La mia vita con te". Venite a conoscere meglio Luca e Gulia tramite questi estratti sportivi.

ESTRATTI SPORTIVI

“Questa notte rappresenta ciò che siamo 
stati, che siamo e che saremo… questa notte 
raffigura il vero amore, questa notte la 
dedico a noi, a tutti i Luca e Giulia e a tutte 
quelle donne che soffrono, che combattono la 
violenza e che riescono a voltare pagina. 
Questa notte la dedico a me e all’amore che 
non credevo avrei mai provato.” 

“«Prima che tu metta i pattini, andiamo al tapis roulant» la informo in tono neutro. Giulia si avvicina con un sopracciglio alzato e mi incalza strafottente: «Ho sempre odiato correre... non devo allenarmi per gli europei di corsa campestre, giusto?».
La squadro con uno sguardo duro, ma la verità è che sto cercando di impedire alle mie labbra di distendersi in un sorriso: a dispetto dei ruoli che dobbiamo mantenere in pista, mi stimola un sacco questa sua linguaccia biforcuta.
Scaccio questo pensiero e mi concentro sul mio tono professionale: «La corsa è importantissima per sviluppare resistenza quindi… dopo di lei, signorina» alzo lo sguardo verso gli attrezzi e le faccio cenno di precedermi. Credo proprio ci sarà da divertirsi.
Giulia borbotta qualcosa di incomprensibile mentre si avvicina controvoglia al tapis roulant, lanciandomi uno sguardo di disapprovazione. Mi rendo presto conto di quanto sia stata una cattivissima idea stare qui a guardarla mentre corre, e sono costretto a far appello a tutte le mie forze interiori per non guardarla come un ragazzino arrapato, perché è proprio questo l’effetto che il corpo esile ma sinuoso di Giulia mi provoca. Il controllo dei miei impulsi mi abbandona definitivamente quando, accaldata dalla corsa, sfila dalla testa la felpa grigia, passandomela disinvolta, rimanendo coperta solo da un’attillata maglietta bianca che lascia poche curve all’immaginazione. La figura del suo corpo nudo fa prepotentemente capolino tra i miei pensieri, ormai ben lontani dalla sfera professionale.”


“Quando arrivo al palazzetto noto che la porta della palestrina è aperta e non mi ci vuole molto per capire che Luca dev’essere arrivato prima per concentrarsi sul suo allenamento. Mi avvicino piano, cercando di non fare rumore, e infilo la testa all’interno della saletta. L’immagine che mi si para davanti mi secca la bocca all’istante. Luca è a torso nudo, di schiena, e sta facendo alcuni esercizi di sollevamento pesi. Non mi ha sentito arrivare e io non riesco a palesare la mia presenza, troppo impegnata a ricordarmi di respirare. È perfetto: la sua schiena nuda, leggermente inumidita dal sudore, è una visione incredibile. Lancio uno sguardo allo specchio che ricopre quasi interamente una delle pareti, e che al momento riflette i suoi addominali perfettamente scolpiti, per non parlare dei pettorali, in questo momento in tensione sotto il peso del bilanciere. Che addome stupendo. Tento di deglutire, ma la cosa mi riesce a fatica adesso, dato che i miei occhi stanno percorrendo quelle linee diagonali che partono dai fianchi per sparire ingiustamente sotto l’elastico dei pantaloni. Questa è la prima volta che vedo Luca a petto nudo e, senza ombra di dubbio, posso affermare che si tratta del più bel corpo che abbia mai visto. Luca prosegue il suo allenamento: appoggia il peso e si distende sulla panca per dedicarsi ad alcune serie di addominali.
Addio.
Adesso è davvero impossibile ragionare lucidamente. Con ogni probabilità ho la bocca aperta, e una gocciolina di bava sta uscendo da un angolo delle labbra, ma non saprei dirlo con esattezza. Sono mio malgrado spettatrice di uno spettacolo mozzafiato.
«Ti sei goduta abbastanza lo spettacolo, o vuoi che venga più vicino?»”

“Scuoto deciso la testa e sfrego le dita sugli occhi per indurmi a concentrarmi sull’allenamento: Giulia ha sbagliato per l’ennesima volta il triplo axel.
«Stai cercando di perdere tempo oggi? Si può sapere dove cazzo sei con la testa?» le domando, rivolgendo silenziosamente a me la stessa domanda anche se, a mia discolpa, posso assicurare che stavo pensando esattamente a ciò per cui mi pagano: alla mia pattinatrice.
Vedo le sue guance colorarsi alla mia domanda, ma non accenna a controbattere, così insisto: «Giulia, mi vuoi rispondere? A cosa stai pensando nel bel mezzo dell’allenamento? Ti ricordo che ci stiamo preparando per un campionato europeo, non per il trofeo Paperino» fingo di essere contrariato, invece la verità è che quell’espressione corrucciata la rende adorabile. Sto per sorriderle, ma noto che Martina scuote la testa in segno di disapprovazione verso Giulia, così persevero nel mio atteggiamento da allenatore insoddisfatto.
«Scusate io…» ora sembra in difficolà.
Insisto nel voler avere una risposta: «Allora, ci vuoi dire a cosa pensavi mentre avresti dovuto concentrarti su quelle dannatissime gambe che non vogliono stare tese?».
Rivolge per un attimo lo sguardo verso Martina, poi lo fissa nei miei occhi con un’aria complice e assolutamente allusiva: «Stavo pensando a una cosa che mi è successa ieri sera…» alza un sopracciglio per assicurarsi che colga il messaggio, e un impulso di approvazione parte involontario dal mio inguine. Soffoco un sorrisino malizioso stringendo le labbra.
Ringrazio le divinità dei cellulari perchè scelgono esattamente questo momento per far partire la suoneria del telefono di Martina, la quale approfitta della situazione per andare a rispondere.
Una volta rimasto solo con Giulia, mi avvicino veloce a lei e l’attiro a me per i fianchi, sprofondando vorace nella sua bocca, strappandole un inaspettato gemito di approvazione. Lascio le mani libere di abbassarsi, in modo da guadagnare un posto d’onore nel suo fondoschiena, così ben proporzionato e sodo che dovrebbe essere esposto in qualche museo d’arte moderna per quanto è perfetto.
Premo i fianchi contro i suoi, accertandomi che avverta perfettamente quanto i nostri pensieri siano sovrapponibili, poi mi ritiro in fretta, prima che il rischio di essere visti da Martina diventi troppo alto. In realtà credo che i miei collaboratori si siano accorti di come il rapporto tra me e Giulia sia più profondo di quanto dovrebbe, ma non ho nessuna intenzione di dare spettacolo in pista. Prima di allontanarmi definitivamente da lei, mi avvicino al suo orecchio: «Anche io penso continuamente a quello che facciamo nel letto e non vedo l’ora di ributtartici sopra questa sera, ma adesso dobbiamo lavorare e questa è l’ultima volta che te lo dico con le buone» per sottolineare le mie parole, le assesto un piccolo colpo sul sedere con il palmo della mano e, con mia estrema soddisfazione, un gesto che fino a poche settimane fa l’avrebbe terrorizzata, ora le colora le guance e le illumina gli occhi di una intima eccitazione di cui siamo consapevoli solo io e lei.”


“«Ok Giulia, vieni qua» mi dice Luca, serio e pensieroso, ormai alla fine del nostro allenamento.
«Considerando che non facevi un allenamento serio da quasi un mese, direi che stai andando bene. Detto questo, so che adesso alzerai gli occhi al cielo, però ascoltami: abbiamo ancora tre mesi per lavorare sul triplo axel, ed è assolutamente indispensabile che per Toronto tu riesca a farlo a occhi chiusi. Poi ti aggiungerò un altro quadruplo oltre al salchow… magari il toeloop nel quale sei abbastanza sicura. Dalla prossima settimana lavorerai con Martina sulla coreografia: come ho già detto anche a lei, voglio una coreografia inedita e, se possibile, più sensuale di quella di Parigi. Agli europei hai dimostrato di saper giocare benissimo con il tuo corpo per alzare il punteggio artistico, quindi mi aspetto grinta, sensualità e sicurezza in pista. Pensa che ti guardo solo io. Se lavoreremo bene, a Toronto rimarranno tutti a bocca aperta. Ah, e impara a morderti la lingua ogni tanto, almeno con gli altri tuoi preparatori. Altrimenti Martina la faranno santa. Per quanto riguarda la musica invece, pensavo a un tango: utilizzeremo “Milonga de amor”. La trovo sensuale e ritmata al punto giusto. Per il corto invece ho scelto “Try” di Pink. Allora, obiezioni Bennetta?»
Gli sorrido e scuoto la testa, rimanendo in silenzio. È impossibile non notare il cambio di atteggiamento del mio allenatore. Lo ribadisco e lo firmo: Luca non è più il preparatore burbero e scontroso di pochi mesi fa. Se mi guardo indietro non posso non notare le differenze nel suo comportamento. Da quando ci siamo innamorati, e soprattutto dopo tutto ciò che insieme abbiamo affrontato, il Luca Zori presuntuoso e sgarbato ha lasciato via via il posto a un suo alter ego assolutamente più affabile. È al mio fianco come un complice, come un compagno… non più come un allenatore.
«A cosa stai pensando in quella tua testolina?» mi domanda curioso, interrompendo il silenzio e le mie considerazioni.
Gli sorrido e lascio le lame scivolare sul ghiaccio, avvicinandomi pericolosamente al suo corpo.
«Stavo pensando che l’allenatore stronzo è andato in pensione» affermo, e appoggio le mani sul suo petto muscoloso.
Luca mi osserva per un attimo accigliato, poi posa le mani sui miei fianchi e resta in attesa, alzando entrambe le sopracciglia, come per invitarmi a spiegare meglio il concetto.
«Te l’ho già detto: non sei più scorbutico come all’inizio. Tre mesi fa mi avresti detto “Sono stato chiaro, Giulia?” oppure “Sono il tuo allenatore e decido io”. Ora, invece, sei autorevole, non autoritario… questo renderà la mia lingua meno biforcuta» gli spiego.
Luca mi sorride, posando lo sguardo proprio sulle mie labbra.
«È un vero peccato, lo sai? Perché io adoro la tua lingua biforcuta.»”







Buona lettura!


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